5. Marzo 2026
La mia prima volta...
Essere timidi, a teatro, non aiuta. Soprattutto quando timido, per chi ti conosce, non lo sei ed è sicuro che puoi fare tutto.
E quindi eccomi lì, pochi istanti prima di entrare in scena per la prima volta in vita mia, che respiro profondamente per la paura. Agli amici della Compagnia ho detto che ero pronto.
A mia moglie Vanessa ho detto che mi stavo divertendo.
Ad Alessandra, la regista, che non vedevo l’ora di entrare in scena.
A Biagio, l’autore della commedia, che avrei fatto ombra alle loro interpretazioni.
A Emilio, presidente della Compagnia, che mi chiedevo come avevano fatto prima di me.
A Laura, Alfonso, Patrizia, Gabriele, Grazia, Simona, Paolo e Massimo, compagni di teatro, che era bello stare lì.
A me stesso, che ero un cretino.
Vi starete chiedendo chi me lo faceva fare? Perché dovevo stare in ansia? Beh la domanda è lecita ma la risposta ancora più curiosa.
Ho cominciato a frequentare la Compagnia per amore di mia moglie, quando ancora non eravamo sposati e nessuno sapeva di noi due.
La prima sera che ho varcato le porte del teatro di prova, subito sono stato accolto con simpatia ma anche curiosità. Conoscevo già Alessandra e gli altri divennero subito degli amici sinceri.
Poi, il mio carattere un po’ fuori di testa, portò alla più naturale delle richieste:
Vuoi interpretare Trevor in teatro?
Io accettai subito pensando che fosse una cosa semplice ma presto si rivelò essere un grave errore.
Avuto il copione, incominciai a studiare la parte imparando a memoria le battute e poi su youtube per vedere cosa avessero combinato i miei colleghi prima.
Successivamente la prima prova tecnica, senza sapere le mosse e soprattutto facendo un pò troppo di testa mia.
In 3 mesi mi impegnai senza tregua, a casa con mia moglie, davanti allo specchio, in teatro alle prove, alle cene conviviali con un calice di Rosso Piceno in mano.
Facevo mio il personaggio, ragionando su come si sarebbe comportato nella fattispecie. Mi sentivo sempre più sicuro fino a quando arrivò il fatidico giorno. Partimmo, allestimmo la scenografia, facemmo una veloce prova e poi ci vestimmo e truccammo.
E lì la magia: da sfacciato reporter e cazzone, mi trasformai in un timido ed impaurito pulcino da palcoscenico.
Sigla. Inizio. Le prime risate.
Le pagine della sceneggiatura scorrevano. Le risate aumentavano e gli applausi pure. La pausa tra i due atti. Si stava avvicinando il mio momento.
Mi posizionai con la cartellina in mano, sentii il suono del campanello che annunciava il mio ingresso. Chiusi gli occhi e…
«Io? Io sono Trevor Hark, agente cinematografico!»
L’avventura da attore teatrale era iniziata.
Alla fine dello spettacolo, tutti gli amici mi vennero a fare i complimenti. La mia esibizione era stata un completo disastro, avevo dimenticato dei passaggi ma, in teatro, non bisogna mai fermarsi.
Se non ricordi una battuta, improvvisa tenendo bene in mente la storia che stai interpretando. Oggi ancora sono un attore acerbo, benché di spettacoli ne ho fatti un po’ ma o sempre la stessa paura ogni volta che vado in scena ma quello è anche un po’ il mio stile di vita.
Se c’è una cosa che ho imparato, è che non bisogna mai abbassare la guardia sottovalutando una cosa.
Il teatro non è da meno.
Mi chiedo ancora cosa mi spinse quel giorno a diventare Trevor; l’amore per mia moglie, la voglia di non deludere gli amici, il mio narcisismo?

Ho provato a darmi tante risposte a quella domanda, ed alla fine rispondo sempre con un’altra domanda.
Ma perché non l’ho fatto prima?
di Günthert
